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ScrivendoBloggando

Con Maurizio Lanteri e Lilli Luini


 

06.07.08

Permalink 14:29:17, Categorie: Bloggando, 85 parole  

APPUNTAMENTI ESTIVI

Invitiamo tutti a:

  • 26 luglio 2008- Garlenda, sagrato della Chiesa ore 21: "Metamorfosi segrete: i percorsi dell'anima nel romanzo e nella poesie moderni" - Per saperne di più http://www.amicinellarte.it/newsletter.php?idinfo=11166&hash=40264c787232d6b03b98b4e9330e70d9
  • 2 agosto 2008 - Albenga Piazzetta Episcopio ore 21,15 Presentazione del nostr noir Non tornare a Mameson - Per saperne di più
    http://www.libriliguria.it/mod/news/dettaglio.php?kind=0&news_id=102

  • 3 agosto 2008 - Mendatica ore 18: presentazione di Non tornare a Mameson
  • 7 agosto 2008 - Sanremo 0re 19 i dettagli prossimamente..

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    di AbuLilli

    26.02.08

    Permalink 21:18:10, Categorie: Bloggando, 82 parole  

    APPUNTAMENTO A VENERDì 29

    Venerdì prossimo, 29 febbraio, alle ore 18
    alla Libreria Porto Antico di Genova
    Area Expo - Piazza Caricamento - Palazzina Millo

    Presentazione ufficiale del nostro ultimo romanzo
    NON TORNARE A MAMESON
    Fratelli Frilli Editori

    Ci saremo noi, ma ci saranno anche Bruno Morchio e Claudia Priano.

    Ieri, del nostro libro ha parlato su Telecittà Giovanna Rosi, nel suo talk show in diretta 5 in punto.
    Oggi, ne parla Claudia Priano su Mentelocale a questo link
    http://www.mentelocale.it/leggere_scrivere/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_20099


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    di AbuLilli

    22.02.08

    Permalink 21:58:06, Categorie: Bloggando, 53 parole  

    DOMANI A ROMA...

    Sabato 23 febbraio
    ore 19.00
    Libri con Gusto
    Largo dei Librari, 84
    Roma
    Verrà presentato il volume

    LA CONTESSA DEL CAMPO DEI FIORI,
    a cura di Maurizio Lanteri e Lilli Luini
    Giulio Perrone Editore

    introduce Giulio Perrone
    presentano Maurizio Lanteri e Lilli Luini
    letture di Maria Elisa Barontini,
    diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica Pietro Sharoff


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    di AbuLilli

    12.02.08

    Permalink 21:34:00, Categorie: Bloggando, 210 parole  

    Non tornare a Mameson in libreria

    E' uscito a fine gennaio il nostro ultimo libro:
    Non tornare a Mameson - Fratelli Frilli Editori
    - 308 pagg - 12,90 Eu
    ro
    ... dalla quarta di copertina

    Enrico Oliviero è un politico cinquantenne che dopo dieci anni come consigliere alla Regione Lombardia non viene più rieletto. Ferito nell’orgoglio e incapace di riabituarsi a una vita mediocre, compra una baita a San Bernardo di Mendatica, sulle Alpi Marittime. Lì si trasferisce, in segreto, abbandonandosi a giornate senza scopo e notti affogate nell’alcool.
    Il suo isolamento, però, dura poco. Dal solaio della nuova casa spunta fuori un quadro che prima lo affascina e poi lo ossessiona. È opera del precedente inquilino – un pittore francese – e ritrae una ragazzina che Enrico ribattezza Ophelia.
    Deciso a scoprirne l’identità, inizia caute indagini fra gli abitanti del paese... ma la percezione del pericolo arriva troppo tardi, quando l’incubo è ormai iniziato.
    Il romanzo è scritto a tre voci: Enrico, Beatrice (la giornalista che con lui ha una relazione – l’unica a cercarlo, e a trovarlo), e una strana ragazza che parla con le marmotte.
    L'azione, oltre che a San bernardo di Mendatica, si dipana a Milano, Camogli, Albenga, Imperia, Diano Marina.

    Il libro è disponibile in tutte le librerie, nei circuiti Feltrinelli, Mondadori e Rizzoli e su tutte le librerie on line.


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    di AbuLilli

    04.01.08

    Permalink 16:12:52, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 427 parole  

    Le donne fragili di Remo Bassini

    La donna che parlava con i morti (Newton e Compton, pagg 238, euro 9,90) è l’ultimo romanzo d Remo Bassini. La donna del titolo è Marta, che non incontriamo mai direttamente, perché non lo incontra Anna, la vera voce narrante del romanzo.
    Personaggio forte e sanguigno, tutt’altro che amabile, Anna (orfana di un padre adorat) soffre crudamente, si sente sola, inedeguata, abbandonata e allora urla, strepita, bestemmia, offende, senza curarsi di luoghi e persone. Si innamora di Fabrizio, ispettore di polizia, che è ancora troppo legato al ricordo della moglie per poterla ricambiare. Quando lui scompare, Anna comincerà a cercarlo e a scavare nel passato suo e dei suoi amici. E qui troviamo il filo del romanzo: il passato che non se ne va, i lutti che non si elaborano, le ferite che non si rimarginano. I protagonisti principali hanno perso tutti la persona più amata al mondo: Anna il padre, Fabrizio la moglie, Mario il figlio prediletto, suicida a dieci anni, Roberto la moglie, che non è morta ma è come se lo fosse, perché se n’è andata, esasperata. Personaggi che si incontano, si sfiorano, e si perdono in una storia di fatica del vivere quotidiano.
    All’apparenza, il romanzo precedente di Bassini, Dicono di Clelia (Mursia, pagg 180, euro 14) è completamente diverso. Storia corale, narrata a più voci, o meglio storie che le voci raccontano e che si intersecano attorno a Clelia, che come la donna dell’altro titolo, non compare se non nei racconti, nei ricordi e nei sogni degli altri. Anche Clelia come Anna si innamora di chi non la può amare: Francesco, che da quando ha perso l’affetto e la stima della figlia non riesce più ad avvicinare una donna. Anche in questo romanzo il passato non se ne va: qui non è la morte a segnare i protagonisti, ma il senso di colpa per aver ferito, o male amato, qualcuno, una madre abbandonata sul letto di morte, una figlia che ha visto il padre con un’altra donna, una moglie che non si ama più, una famiglia che improvvisamente sta stretta.
    E per finire con le similitudini, in entrambi i romanzi compaiono due uomini di legge all’antica, fatti di molto cuore e pochi muscoli. Bassini scrive di persone profondamente vere, fragili, piene di contraddizioni e paure. Di un mondo reale, di quello che sta dietro le apparenze, delle cose che tormentano e non abbandonano mai, dei dolori segreti o meno che ci portiamo addosso. E l’amore per i suoi personaggi trasuda in ogni parola, un amore quasi geloso, di autore che è padre, madre, fratello e amante.


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    di AbuLilli

    Permalink 15:32:59, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 402 parole  

    Il caso editoriale degli Anni Cinquanta

    E’ stato recentemente ristampato Peyton Place di Grace Metalious (Einaudi Stile Libero, 439 pagg, Euro 12,50), uno dei libri più venduti della storia, venti milioni di copie, forse di più. Nella postfazione, Carratello lo definisce un classico per un terzo e per due terzi un potboiler, un'opera cioè pubblicata non perchè si credesse nel suo valore letterario bensì nella sua potenzialità commerciale. La Melissa P degli anni Cinquanta, per intenderci e non a caso l'argomento è lo stesso. La provincia, il perbenismo di facciata, le perversioni sessuali dietro la porta chiusa. Chiaramente all'epoca con il termine perversioni sessuali si stava molte centinaia di metri indietro, ma la sostanza non cambia.
    Il libro subì un editing pesantissimo, che l'autrice digerì a fatica: vennero inserite scene di sesso tra Constance e Tom, ma in compenso Lucas Cross da padre naturale di Selena venne declassato a patrigno. Uno stupro incestuoso fu giudicato troppo.
    Un battage pubblicitario mai visto sostenne l'uscita del libro: si cominciò a parlarne molto prima, approfittando del licenziamento del marito dell'autrice. Costui era insegnante e la scuola lo licenziò per tutt'altra ragione, ma la casa editrice fece circolare la voce che era stato per l'argomento scandaloso del libro! I giornali ripresero la notizia e così, il giorno dell'uscita il libreria, Peyton Place fu presentato come "il romanzo di cui tutti i giornali parlano". Inoltre, nulla mai tolse al libro quella patina di storia vera, con Allison McKenzie alter ego dell'autrice: e del resto la vicenda di Selena Cross ricalca fedelmente un caso avvenuto nel 1947 a Gilmanton, la cittadina reale in cui viveva la Metalious.
    Un classico per un terzo, però: a parte il famosissimo incipit sull'estate indiana, la Metalious ha saputo sondare e cogliere profonde distorsioni, creando personaggi dolorosamente reali e fuori dai cliché. Si pensi alla madre di Norman Page, Evelyn, fulgido esempio di madre schizofrenogenica nell'accezione che molti anni dopo studieranno a Palo Alto. Si pensi ai due Harrington, padre e figlio, impressionanti in quell'indifferenza piatta per il resto del mondo, quella strabordante arroganza che ricorda moltissimo il nostro presente. Si pensi ai Carter, a Marion Partridge: quanti ne conosciamo, di questi esseri mediocri? La Metalious ha saputo farne personaggi letterari in un'epoca di eroi, eroine e martiri. Ed è questo che oggi appare come il vero pregio del romanzo: l'aver messo in scena la cattiveria spicciola, la patetica mediocrità che genera il pettegolezzo di paese, da cui nascono ostracismi, dolori, senso di inappartenenza.


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    di AbuLilli

    29.12.07

    Permalink 18:18:32, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 410 parole  

    La donna delle uova e il Terzo Reich

    Una lettura fuori dagli schemi soliti, questo La donna delle uova di Linda Cirino (Neri Pozza – pp 158 – euro 7,70).
    Siamo in Germania, nel 1936. Fin qui niente di originale: in tanti hanno scritto ormai di quegli anni, ma nessuno così. Perché qui non siamo a Berlino, o laddove agivano le SS e la Gestapo: siamo in campagna, in una fattoria ai margini del mondo. Qui una donna vive con il marito e i suoi due figli adolescenti. E’ “la donna delle uova”: un paio di volte la settimana va al mercato a vendere appunto l’ottima produzione del suo pollaio.
    E’ lei stessa, Eva, in prima persona, a narrarci la sua storia: ed è la storia di una ragazza divenuta donna conoscendo bene il proprio destino. Figlia di contadino, sposa di contadino: il mondo fuori è per lei qualcosa di molto lontano e l’amore solo una parola da libri o cinema.
    Un giorno, nel suo pollaio, trova nascosto un ragazzo. E’ uno studente universitario perseguitato perché ebreo, ma lei nulla sa di quel che accade nel Paese, meno che mai della persecuzione agli ebrei. Ma per un istinto, lo nasconde anche al marito. E quando questi partirà, richiamato nell’esercito, continuerà a nasconderlo, pur sapendo ormai di rischiare la propria vita.
    Vicenda umana che narra della scoperta dell’amore e del sesso da parte di una donna adulta e di un rapporto sospeso nell’incertezza di ogni domani, ma quel che colpisce profondamente è il clima che l’autrice riesca a ricreare, il clima claustrofobico di ogni totalitarismo. Due passaggi sono particolarmente rivelatori. Laddove Eva comincia a temere anche i figli – che non esisterebbero a denunciarla perché prima dell’amore familiare viene la fedeltà al Fuhrer – e laddove viene “invitata” a iscriversi all’Associazione Femminile Rurale. Con un linguaggio semplice, candido, disarmante, Eva ci racconta della sua scoperta dell’inverosimile, degli ordini grotteschi a cui sono sottoposti i contadini, del fanatismo che viene inculcato ai suoi figli dalle organizzazioni giovanili, di un mondo governato da persone “che hanno deciso di essere autorizzati a dirmi con chi posso fare l’amore”. E’ un occhio innocente, quello di Eva, un occhio pieno di stupore via via che inizia vedere quel che la circonda, a diventare consapevole del male e della necessità di combatterlo. Eppure, anche se ricorda altre eroine con percorsi simili (D'amore e ombra di Isabel Allende prima fra tutti) rimane sempre donna del suo tempo e donna di campagna. Rimane la donna delle uova.


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    di AbuLilli

    20.12.07

    Permalink 22:33:53, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 442 parole  

    La verità: una nessuna centomila

    Il mondo di un autore assomiglia a un cerchio. E viene sempre un momento, ossia un libro, in cui si ha la sensazione di essersi avvicinati al centro. Con Bruno Morchio la si prova qui, in questo Le cose che non ti ho detto (Garzanti, pagg 267, Euro 16,60) il quinto romanzo con l’investigatore Bacci Pagano protagonista sul palcoscenico di una Genova che puzza di pioggia e di mare, contorta, fascinosa.
    Morchio oltre che uno scrittore (o forse prima?) è uno psicoterapeuta. E in questo romanzo incontra, tramite il suo personaggio, la psicoterapia, le sue contraddizioni, soprattutto il suo essere strada a doppio senso di marcia. Non per caso ha dedicato il romanzo ai suoi pazienti, quelli che hanno cercato con lui qualche verità nascosta. La storia inizia quando Bacci Pagano viene chiamato dalla sua ex fidanzata Mara a casa del dottor Ingroia, detto il Gigante, uno psicoanalista di gran fama che quella notte ha tentato il suicidio. A tutta prima, né Bacci né noi che leggiamo comprendiamo bene perché - anziché un infermiere- sia il dottore che la moglie Carolina vogliano un investigatore privato. In realtà vogliono proprio Bacci, perché una qualche verità è rimasta sepolta nel loro passato e si intreccia con la morte di un ragazzo a Bangkok, vent’anni prima. Un caso che Bacci Pagano è stato chiamato a risolvere e non ha risolto, e i cui miasmi si sono trascinati fino al presente. Ma la loro è una ricerca quasi inconscia, un bisogno di verità che pare animato di vita propria e che colpisce soprattutto nel dottore, il Gigante, colui che dovrebbe non temere la verità e invece la elude. Bacci Pagano si guarda attorno, tra vecchie fotografie e curatissime rose, alla ricerca di un bandolo che lo porti alla comprensione. E intanto continua a vivere la sua vita di “analfabeta dei sentimenti”, fatta anch’essa di molte questioni irrisolte, forse irrisolvibili.
    La narrazione che ne risulta per i lettori è un noir d’atmosfera, che percorre i vicoli (e anche i tetti) della città vecchia, ripercorre le strade notturne e il fiume della Bangkok anni Ottanta ma soprattutto cammina in mezzo alle elusioni sulle quali le persone finiscono troppo spesso per costruire le loro vite. In più, chi non è digiuno delle tematiche della psicoterapia, ne esce con una consapevolezza quasi dolorosa che io ho visualizzato in un caleidoscopio, o un mosaico astratto che si compone e scompone: unica immagine possibile per le mille facce, le mille ragioni (inafferabili?) delle nostre verità interiori.
    Un libro profondo, al di là della vcenda noir, a cui ho continuato a pensare dopo averlo terminato. Un libro da regalare a chi non cerca il sensazionalismo ma il senso.


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    di AbuLilli

    06.12.07

    Permalink 21:04:29, Categorie: Bloggando, 158 parole  

    LA CONTESSA DEL CAMPO DEI FIORI

    Venerdì 7 dicembre alle ore 19, presso lo stand Q-10 alla Fiera di Roma ci sarà un aperitivo per l'uscita di un'antologia di racconti da noi curata.
    Il titolo è La Contessa del Campo dei Fiori, è edito da Giulio Perrone Editore e gli autori dei racconti fin dal 2004 partecipano al nostro Laboratorio di scrittura sul sito www.leggendoscrivendo.it
    L'idea è nata nel 2005: scrivere un'antologia di racconti che si leggesse come un romanzo. Trovammo un'ambientazione comune - la piazza di Campo de' Fiori a Roma, e ci inventammo una vantina di eprsonaggi che le ruotavano attorno. Al centro, la Contessa, un'anziana donna che fa parte del quotidiano di tutti ma che nessuno conosce davvero.
    Nella notte del 28 settembre 2003, durante la prima Notte Bianca di Roma, alle ore 3,28, la Contessa e la sua barboncina hanno appena attraversato la piazza quando scatta il black out che porta il buio sulla città.
    Da quel momento, la Contessa scompare.
    E da qui prendono l'avvio le nostre storie.


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    di AbuLilli

    Permalink 20:54:24, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 372 parole  

    L'aria, la gente, la metropoli

    Bellissimo, rigenerante, questo Follie di Brooklyn di Paul Auster (Einaudi pagg 265 Euro 17,50) è libro da regalare a un amico un po’ giù di corda. Nathan Glass, dopo una vita passata a vivere nei sobborghi tra villette e giardini, reduce da un doloroso divorzio e da un cancro al polmone, sta cercando un posto tranquillo dove morire e qualcuno gli suggerisce Brooklyn. E invece trova un posto dove vivere, dove ricominciare a vivere.
    A New York Nathan rivede il nipote, a cui è stato legatissimo fino alla morte della sorella e che poi ha perso di vista. Tom ha poco più di trent’anni ma nulla è rimasto in lui del ragazzo prodigio coltissimo e curioso del mondo. Lavora in una libreria di volumi rari, ama da lontano una bellissima donna che vede accompagnare i figli all’autobus ma non ha alcun rapporto con l’altro sesso. E’ iscritto alla banca del seme e proprio su un giornale che usa per masturbarsi vede un giorno la sorella Aurora di cui la famiglia ha perso le tracce da anni. Nathan cerca di scuoterlo, di riportarlo alla vita: e a uno a uno irrompono nel romanzo e nelle loro vite altri personaggi, dallo strampalato padrone della libreria alla bellissima madre, fino a Lucy – la piccola figlia di Aurora – che un mattino suona il campanello dello zio. A questo punto Nathan parte alla ricerca della nipote che sente in pericolo.
    Romanzo fantasmagorico, diverso dalla solita vena pessimistica di Auster, che invece qui ci trasmette tutto il suo amore per la metropoli, e per pagine e pagine trascina il lettore nella scoperta della gioia di vivere. E’ costruito come un ingranaggio a scatole cinesi, il che permette all’autore di deviare dalla trama – regalandoci incisi deliziosi, di cui uno riguardante Kafka – e poi tornare. Narrazione di alto livello (il finale, poi… uno dei più belli degli ultimi anni), dialoghi colti tra zio e nipote che sono chicche per gli appassionati, e tuttavia un libro con una scrittura intuitiva, alla portata di tutti. Chi non sa impara, insomma, basta leggere con attenzione. Consigliato magari dai 45 anni in su, proprio per il messaggio di rinascita che trasmette, ma con la doverosa eccezione dei grandi lettori che lo apprezzeranno anche a vent’anni.


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    di AbuLilli

    01.12.07

    Permalink 14:08:35, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 432 parole  

    Madri e figlie tra l’Aurelia e il New Jersey

    Facendo un bilancio delle letture dell’anno che sta finendo, salta all’occhio una strana corrispondenza d’amorosi sensi tra una scrittrice americana in odore di Nobel e una giovane autrice genovese al suo secondo libro. Parallelo azzardato, dirà qualcuno: ma no, tentiamolo.
    Joyce Carol Oates, classe 1938, una miriade di romanzi e racconti al suo attivo, ha dato alle stampe nel 2007 La madre che mi manca (Mondadori, pagg 454, euro 19,00).
    Nikki, l’io narrante di questo romanzo, è una trentunenne incasinata, che non sa ancora bene cosa vuole fare di sé e della propria vita, più giovane emotivamente della sua età anagrafica. Tra lei e la madre Gwen ci sono non detti e difformità di vedute, ma non distanza e soprattutto non distanza d’amore. C’è una sorella maggiore, Claire, sposata con un uomo irritante, madre di due figli, ansiosa di perfezione ma incapace di reggerne lo stress. Un equilibrio delicato che va in mille pezzi quando la madre muore assassinata nel garage di casa.
    Nel secondo romanzo della scrittrice genovese Claudia Priano – Con il cuore leggermente indolenzito, Aliberti, 224 pag, euro 15,00 – l’io narrante è la poco più che trentenne Chiara, che con Nikki condivide il non sapere bene in che direzione andare, un lavoro abbastanza precario e rapporti sentimentali ancora più precari.
    Con la madre Lidia, che è affetta da un disturbo bipolare, c’è lo stesso amore e lo stesso silenzio. La sorella maggiore Margot è nevrotica e infelice, così come il fratello Bruno e tutti vivono evitando di affrontare i problemi finchè la madre una notte si aza dal letto, esce di casa e scompare.

    C’è da riflettere, accorgendosi quanto le due scrittrici ci abbiano preso a dare ritratti precisi e profondi dei personaggi. Diversissime le madri, ognuna con la propria storia individuale, le proprie scelte che hanno attraversato e vissuto il '900, le sue contraddizioni, le sue speranze.
    Terribilmente simili le figlie, i generi, i nipoti ai tempi della globalizzazione. L’incertezza di Nikki è quella di Chiara, e quella delle ragazze che incontriamo. Margot e Claire, sono ansiose di affermazione sociale, infelici, sfuggenti, mogli di uomini impegnati con se stessi, madri di figli che sono abituati a non avere problemi e vanno in pezzi.
    Claudia è più ottimista: nel mondo da lei creato ci sono persone positive e generose che mancano nel mondo della Oates. Dove Nikki, uscendo da supermercato, vede la gente fingere di non vederla e scappare via veloce sulla propria auto... e lei, che ha voglia di chiamarle, rivendicare la propria esistenza, un attimo dopo le giustifica “perché in fondo cosa puoi mai dire a una la cui madre è stata uccisa a coltellate?”


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    di AbuLilli

    17.11.07

    Permalink 17:48:47, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 439 parole  

    Il sesso ai tempi del silenzio

    Ha dell’incredibile l’interesse (la curiosità?) suscitata dal nuovo romanzo di Ian McEwan, Chesil Beach (Einaudi, pag 136, euro 15,50). Ha dell’incredibile che sia dovuto all’argomento, una prima notte di nozze nel 1962. Ai tempi in cui la parola sesso quasi non c’era sul dizionario. Di lì a un anno sarebbe finito il bando a “L’amante di lady Chatterley”, di lì a poco sarebbe cominciata la rivoluzione sessuale.
    Ma a Chesil Beach, insieme a Edward e Florence, i due sventurati giovani protagonisti, ci andiamo nel 1962. E’ la loro prima notte di nozze, hanno 22 anni. La gioventù, all’epoca, era "una specie di malattia da curare e il matrimonio era il primo passo della cura". Sono entrambi vergini, i ragazzi: per lui fino ad allora il sesso consisteva nella masturbazione, per lei non consisteva proprio.
    C’è qui però un punto da sottolineare: Mc Ewan è scrittore e racconta di personaggi, non di paradigmi di un’epoca e neppure di stereotipi. Se è vero – e lo è – che i pregiudizi, le morbose paure del tempo possono aver influito sulla repulsione per il sesso che ha Florence, è vero però che la povera ragazza ha dei problemi tutti suoi, che esulano dalle spiegazioni sociologiche e sconfinano in quelle psichiatriche. Florence ha schifo, l’idea del sesso la stomaca, e già durante il fidanzamento non sopportava i baci con la lingua in bocca (chi conosce McEwan si immagini la cifra di perfezione che raggiunge scrivendo le evoluzioni della lingua di Florence per non incontrare quella del fidanzato).
    Ma la genialità del romanzo non è qui, non è nel fallimento – una delle scene di sesso più devastanti mai viste in letteratura – nemmeno nella ricostruzione di un mondo scomparso. La genialità è dopo, nella conversazione che segue, in cui c’è il vero problema dell’epoca: il silenzio che diventa incomunicabilità. In cui non ci sono le parole per dire quel che si ritiene indicibile e allora si dicono altre cose, cose che non si pensano, che non si sono mai pensate, e che feriscono, tradiscono. E leggendo diviene sempre più chiaro che non è cambiato nulla, che il 2007 è come il 1962: anche se si fa tanto sesso e sull’argomento si dicono tante parole, in realtà non se ne parla davvero quando ci sono problemi e ancora su quello scoglio muoiono gli amori.
    Proprio come ai tempi del capolavoro di Theodore Fontane, Effi Briest(Garzanti, 269 pag. euro 8,50), un classico di stupefacente modernità per scrittura e impianto psicologico dei personaggi, che ha con Chesil Beach un inquietante punto in comune: basterebbe una parola, una sola, per cambiare il corso della vita.
    Quella parola non viene detta e la possibile felicità è perduta per sempre.


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    di AbuLilli

    12.11.07

    Permalink 23:22:01, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 361 parole  

    Il Paese che non è mai cambiato

    Si prova una sensazione buffa leggendo Quel treno da Vienna (Oscar Best sellers, 237 pag. 8,40 euro).
    Primo di una triologia, genere spy story molto soft, Corrado Augias lo scrive nel 1981 ambientandolo nel 1911, nei giorni dei festeggiamenti per il cinquantenario del Regno d’Italia.
    1911- 1981-2007: un triplo salto temporale che copre quasi cent’anni. Eppure, la sensazione di attualità arriva aspra, e se dapprima pare comica poi diventa scoraggiante. C’è una crisi di governo in atto, e qualcuno dice che solo in Italia possono far cadere un governo nei giorni del cinquantenario. Ci sono due deputati che hanno fatto cadere il governo Luzzati dichiarandosi del tutto contrari a ogni allargamento del suffragio elettorale e ora, dodici giorni dopo, si apprestano a entrare in un governo Giolitti che ha nel programma un deciso allargamento del suffragio elettorale. Le voci sui socialisti al governo si rincorrono, si confermano e si smentiscono in un gioco che, te ne rendi conto qui, è vecchio quanto il nostro parlamento.
    Intanto, il pane è aumentato di 10 centesimi al chilo.
    Di diverso, a covare come un fuoco sotto la cenere, le correnti di pensiero e d’azione che porteranno di lì a poco alla guerra in Cirenaica, e i molti coinvolgimenti segreti dell’Austria che intende preservare ad ogni costo la fedeltà italiana alla Triplice Alleanza.
    Augias si inventa un bel personaggio, ex commissario, ex dipendente del Ministero degli Interni, un po’ scrittore un po’ fantino, incapace di amare ma anche di non amare, (e fratellastro di quell'Andrea Sperelli, protagonista del Piacere di Dannunzio). L’omicidio di una misteriosa modella, amante di qualcuno molto vicino al governo, è il pretesto che l’autore usa per ricostruire e raccontarci la Roma di inizio secolo. E lo fa in maniera mirabile.
    E’ un romanzo d’atmosfera, lento e sinuoso, senza colpi di scena, con una trama senza soluzione e una scrittura piuttosto colta. E’ lontanissimo dal genere a cui d’elezione dovrebbe appartenere e pertanto anche dai suoi lettori. Mentre piacerà probabilmente a chi di solito sfugge gialli e spy e in particolare a chi ama leggere il passato per capire qualcosa di questo nostro presente. E in questo, il romanzo di Augias è veramente una chicca.


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    di AbuLilli

    10.11.07

    Permalink 21:41:20, Categorie: I libri degli altri - Recensioni, 332 parole  

    Follet senza fine

    Inauguriamo una nostra libreria virtuale, in cui chiacchierare sui libri altrui. E cominciamo da Follet, discusso, vituperato, ma che continua a vendere milioni di copie. C'è un perchè, anzi più di uno.

    L'ultima fatica è Mondo senza fine
    Sono passati una ventina d’anni da I pilastri della Terra, e a Kingsbridge – teatro di entrambi i romanzi - sono passati due secoli. Follet torna all’ombra della cattedrale e ci snocciola un altro romanzo di vero intrattenimento, in cui ogni lettore troverà qualcosa che gli interessa. Chi seguirà le storie d’amore, chi le malefatte della chiesa, chi le grandi costruzioni, chi amerà particolarmente scoprire come tingevano il tessuto, come cacciavano eccetera eccetera.
    E’ il 1° novembre 1327 quando quattro ragazzini, due bambine e due fratelli maschi, per una specie di sfida si allontanano dalla festa d’Ognissanti per tirare d’arco nel bosco. All’improvviso assistono a qualcosa che non dovrebbero vedere, un duplice omicidio. Si nascondono ma non in tempo. Da qui inizia e si dipana una storia lunga trentaquattro anni, 1366 pagine che scorrono via come l’acqua del fiume, un intero mondo da cui ci si lascia possedere, in cui si cammina, si respira e si vive.
    I sentimenti del lettore sono dosati e guidati in maniera perfida e magistrale: affetto, identificazione, ammirazione e odio non mancano mai, ad ogni pagina. Caris e Merthin sono eroi a tutto tondo. Ma se Merthin è credibile – grande costruttore, pieno di originale inventiva –sembra che Caris lo sia un po’ meno. Ma del resto tutte le donne del romanzo hanno una vita propria, una libertà interiore ed esteriore e un coraggio di affermarsi che sarebbe bello pensare realistici, ma forse non lo sono.
    Tuttavia, si tratta di un romanzo di intrattenimento e, per una volta, potremmo anche leggerlo così com’è, senza chiederci "e se, e come, e quando, e perché". E’ anche un romanzo semplice, senza tematiche nascoste, scritto con uno stile e un linguaggio in grado di arrivare a chiunque. Si legge bene, si legge facile.


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    di AbuLilli

    07.11.07

    Permalink 20:50:02, Categorie: Bloggando, 44 parole  

    IL MESE DEL LIBRO

    Si chiama così la rassegna che è partita in questi giorni al Piano Bar BAU, presso il ristorante La Casa del priore di Andora.
    Ci saremo anche noi:

    Martedì 27 novembre alle ore 21
    anteprima del nostro nuovo libro
    NON TORNARE A MAMESON
    F.ll Frilli Editori


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