L’ingrediente di oggi può sembrare piuttosto povero. Poverissimo. Quasi umile. Ma la sua storia è gloriosa e il suo sapore irrinunciabile. Parliamo di patate. Le conosciamo semplici o nelle mille trasformazioni che la cucina si è inventata per valorizzare uno dei cibi più versatili sulla scena. Anche se ci ha messo un po’ a conquistare l’amore degli italiani. Vediamo perché.
I primi a coltivare le patate furono gli indios delle Ande, qualcosa come 5000 anni fa. Per loro era un dono degli dei, ottima da mangiare e facile da conservare a lungo. La leggenda vuole che i primi tuberi a varcare l’Oceano furono quelli portati in dono dal conquistador Pizarro ai re di Spagna e dal pirata Walter Raleigh alla regina Elisabetta I. È certo che furono spagnoli e portoghesi a introdurle nel vecchio continente. Ma non a fini alimentari. La moda delle patate esplose nei giardini. Si ammiravano i fiori, la ricchezza delle foglie, ma il tesoro vero rimase a lungo sotto terra.
Provarono a mangiarle, ma crude. Indigeste e tossiche, le povere patate furono bandite dalla tavola. Solo nel 1600 in Irlanda si accorsero che erano facili da coltivare, ottime come nutrimento e perfette per i periodi di carestia. Ma soprattutto buone, se cotte. L’Italia fu l’ultimo paese ad adottarle. Grazie al Granduca di Toscana, nella seconda metà del Settecento, fecero il loro ingresso nella gastronomia italiana e da allora non ci hanno mai deluso. Sembra la storia di Cenerentola che si trasforma in regina della tavola.
In Italia le varietà sono molte e pregiate. Dalla bolognese, che da poco ha ottenuto l’igp, a quella di Vernasca, vicino Piacenza. Poi c’è la Bianca comasca, la tonda di Napoli, la cardinal, la baraka e la draga. Un’infinità, come si può leggere nell’ultimo volume della serie I grandi libri degli ingredienti, in uscita il giovedì con il Corriere della Sera. Nel capitolo curato da Slow Food si scopre quanto è ricco il mondo di questi tuberi. E si parla anche di un alimento prezioso, il garfagnino. Si tratta di un pane fatto in Garfagnana e preparato con un 15% di patate bollite unite all’impasto. Una meraviglia di sofficità e sapore. È solo uno dei modi di usare le patate.
Molto diverse l’una dall’altra, per sapore, forma, colore e utilizzo in cucina. Ne esistono quasi duecento varietà diverse. Generalmente si dividono in patate a pasta gialla, ottime per essere fritte, bollite e cotte in forno, e a pasta bianca, adatte a purè, gnocchi e crocchette. Tra le più amate le famose patate novelle, raccolte ancora non mature, con la buccia sottile e di piccole dimensioni. Ottime bollite con un filo di olio extravergine.
E poi ci sono quelle bizzarre, dalla dolce rossa, con la polpa che sembra quella di una zucca, alla violetta, dall’aroma di nocciola. I piemontesi conoscono bene il topinambur, radice da mangiare con la bagna cauda. Mentre i sudamericani vanno pazzi per la tapioca. Per conservarle è bene scegliere sempre luoghi freschi, asciutti e poco luminosi.
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