RMC D.O.C.

Salone del Gusto 2010

Oggi inizia la grande festa del cibo. Ogni due anni il Lingotto di Torino ospita il Salone del Gusto di Slow Food per la gioia dei golosi e dei curiosi. Fino a lunedì prossimo i grandi chef e i contadini, gli artigiani e i gastronomi, i neofiti e le vecchie volpi dell’alta cucina si incontrano per stare insieme, discutere, scambiarsi idee.

E per esplorare un mondo di sapori. In senso letterale, perché al Salone del Gusto è abbinata Terra Madre, dove si incontrano le comunità mondiali del cibo. 150 paesi mandano a Torino delegazione di agricoltori e produttori che lottano per mantenere vive le tradizioni della proprio terra, contro cibi globali e preconfezionati. Il salone è anche l’occasione per imparare. Grazie ai laboratori del gusto, dove produttori, esperti e chef stellati guidano il pubblico in degustazioni e scoperte dei sapori più sconosciuti. Ma il salone è anche un mercato dove acquistare prodotti rari e nati dalla passione di chi, anche in situazioni estreme, lotta per la sopravvivenza di frutto, di un seme o di una ricetta.

In questa edizione per la prima volta gli spazi sono divisi in regioni e paesi del mondo. Ognuno presenta i suoi prodotti, i progetti e la cucina. E si parte così alla scoperta dei presidi slow food, nati per preservare e promuovere i cibi in via d’estinzione. Molte le new entry di questa edizione. I nomi hanno suoni quasi magici, ma la loro bontà è reale: si va dalla Lenticchia di Mormanno in Calabria al Gallo Nero della Val di Varia in Liguria. Dall’antico orzo delle valli bellunesi alle carote di Polignano in Puglia. Sono 161 i presidi italiani e 96 quelli stranieri. La sfida è assaggiali tutti.

Grande spazio anche ai vini. Quest’anno, oltre all’enoteca con 2000 etichette italiane e straniere, si potrà esplorare la sala Slow Wine, con una selezione di bottiglie da degustare insieme alle provocazioni gastronomiche dello chef Davide Scabin di Combal.Zero.

di Gianluca Biscalchin

21 October 2010 ~ 1 Commento

 

Bresaola della Valtellina

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Nasce da una pratica antica e viene preparata con metodi ereditati da una lunga tradizione. È la Bresaola della Valtellina, prodotto IGP tra le grandi eccellenze della nostra cucina. Può essere prodotta solo rispettando la rigida disciplinare del Consorzio. E solo dai produttori certificati della Provincia di Sondrio. È ricavata dai tagli più pregiati della coscia bovina, in particolare la punta d’anca e il magatello, accuratamente aromatizzati e stagionati.

Non solo è buonissima, con il suo profumo intenso e il suo gusto delicatamente sapido. La Bresaola è anche particolarmente adatta alle diete. Il contenuto proteico è elevato (min. 30%), il tenore di grassi molto basso (medio 4% max 7%). Moderata in apporto calorico ridotto (mediamente 170 kcal/100 gr.), è ricca di ferro, zinco, vitamina B 2 e vitamina PP. Sono assenti i carboidrati, il calcio e la vitamina D, integrabili associando del pane, delle scaglie di grana e qualche goccia di succo di limone.

Il modo migliore per degustarla comunque è al naturale, accompagnata con del pane di segale. Ma la sua versatilità in cucina le permette abbinamenti con verdure amare, come radicchio e carciofi o formaggi dolci e saporiti come quelli caprini. Per informazioni sul mondo della Bresaola www.bresaoladellavaltellina.it

11 October 2010 ~ 0 Commenti

 

Milano da assaggiare

Siamo tutti pronti per il Taste of Milano, l’evento che celebra l’alta cucina e la voglia di stare insieme. Una kermesse gastronomica che per la prima volta arriva in Italia. Dal 23 al 26 settembre, nel verde di Parco Sempione, proprio dietro al Castello Sforzesco, 12 chef milanesi proporranno la loro arte. Gli appassionati, i curiosi, gli esploratori del gusto possono trovare biglietti e informazioni sul sito www.tasteofmilano.it. E potranno partecipare a un vero e proprio pic-nic di lusso, con ottimo cibo, vini selezionati e l’occasione di vivere la città in modo diverso.

Sì, perché Milano è una vera capitale gourmet. Tutta da scoprire. Proviamo allora a immaginare una passeggiata in centro per scoprire i grandi classici del gusto in città. Perché non partire dal Duomo? A pochi passi dalla piazza, in via Spadari, si può entrare nel vero tempio della gastronomia meneghina, Peck. Dal 1883 è il negozio che fornisce la Milano “bene”. Dentro si possono trovare mille delizie, dal foie gras ai tartufi, dalle paste fresche ai vini migliori.

Si lascia il Duomo e si raggiunge il teatro La Scala passando attraverso la Galleria. Nel salotto della città si incontrano alcuni locali storici come il Caffè Campari, il Biffi e il Savini. In piazza della Scala invece si dividono la scena due ristoranti stellati: Trussardi con lo chef Andrea Berton e, proprio sotto il teatro, il Marchesino. Qui si può assaggiare la cucina del grande decano degli chef milanesi, Gualtiero Marchesi.

Si chiama sempre Marchesi, ma è una pasticceria. Lo storico locale in via Santa Maria della Porta vende dal 1824 il panettone artigianale. Se invece siete attratti dallo shopping, in via Montenapoleone potete fare una pausa in un altro storico locale milanese, il caffè Cova, attivo dal 1817. Ma per pranzo o per l’aperitivo la meta finale è il Castello Sforzesco dove vi aspettano i grandi chef di Taste of Milano.

di Gianluca Biscalchin

21 September 2010 ~ 0 Commenti

 

Taste of Milano

È tutto pronto per Taste of Milano, la grande kermesse del gusto che si apre nel capoluogo lombardo il 23 settembre e dura fino al 26. 12 grandi chef milanesi proporranno la loro cucina esclusiva nel verde di Parco Sempione, alle spalle del Castello Sforzesco. Dopo il successo avuto a Londra, a Sydney e in altre città del mondo, Taste arriva finalmente in Italia. E propone ai milanesi il più gustoso dei pic-nic con assaggi di ricette stellate, ottimi vini e un shopping gastronomico veramente di classe.

Gli chef coinvolti sono: Viviana Varese, Carlo Cracco, Davide Oldani, Roberto Okabe, Andrea Provenzani, Aimo Moroni, Ninomiya Yoshikazu, Omar Allievi, Claudio Sadler, Matteo Torretta, Filippo Gozzoli e Andrea Berton. Il pubblico potrà assaggiare i loro piatti acquistando dei buoni in ducati, moneta ufficiale di Taste.

Oltre ai piatti si potrà passare il tempo tra il Teatro degli chef, dove i gli artisti del cibo si presenteranno al pubblico, la Scuola di cucina e il Palco della Musica. Radio Monte Carlo, media partner dell’evento, seguirà tutta la manifestazione on air. Tutte le informazioni (ingressi, menù, acquisto biglietti, appuntamenti) sono sul sito www.tasteofmilano.it.

17 September 2010 ~ 0 Commenti

 

Polpo salentino

È diventato famoso in tutto il globo duranti i mondiali di calcio in Sudafrica. Il polpo Paul e sicuramente il più celebre rappresentante della specie Octopus vulgaris. La sua fama gli garantirà lunga vita. Diverso destino per molti dei suoi fratelli che popolano il mediterraneo. Specie in Puglia e ancora di più nel Salento dove il polpo è amatissimo. Ma non per i suoi pronostici sul calcio. Bensì per il piacere che regala a tavola.

Il polpo in cucina è molto versatile, si presta a ricette di ogni tipo, in umido, bollito, con la pasta, nelle polpette e perfino crudo. Naturalmente previa “battitura”, operazione indispensabile per ottenere un risultato ottimale, come ricorda un antico adagio salentino: ”Polpo male battuto, quello che fai, è perduto”. La ricetta principe di questa meravigliosa terra è il polpo alla pignatta. Ecco come fare… Procurarsi il polpo, se fresco tenerlo nella ghiacciaia per qualche giorno, altrimenti in tutte le pescherie si trova dell’ottimo polpo pronto da cucinare.

Bisogna poi pulirlo, tagliarlo a pezzetti e cuocerlo in una pentola di terracotta, aggiungendo la cipolla, l’aglio, il pomodoro, il prezzemolo l’origano, mezzo bicchiere d’olio d’oliva, il peperoncino, mettendo tutto insieme a freddo. Cuocere il polipo a fuoco moderato e senza aggiungere acqua e sale. Il polpo non richiede molta cottura. Quindi è perfetto se avete fretta di gustarlo. Il risultato non vi deluderà.

di Gianluca Biscalchin

13 September 2010 ~ 0 Commenti

 

Dieta mediterranea patrimonio dell’umanità

Forse ci siamo. Dopo tanti tentativi, dopo una campagna che ha visto coinvolti i governi di Spagna, Italia, Grecia e Marocco, la dieta mediterranea potrebbe farcela. E diventare patrimonio immateriale dell’umanità nella prestigiosa lista dell’Unesco.

Insieme a Venezia e ai trulli di Alberobello, al Grand Canyon e la grande muraglia, il cibo dei nostri nonni potrebbe far parte della élite delle eccellenze planetarie. Olio extravergine d’oliva, frutta, verdura, cereali, legumi, pesce azzurro e vino rosso sono le colonne portanti di questa dieta strepitosa. Il vantaggio sarebbe tutto a beneficio delle nuove generazioni, afflitte da problemi come l’obesità.

E potrebbe servire a rieducare al gusto e alla salute molte persone che ne sono prive. Anche nei paesi del Mediterraneo. Sarebbe un buon modo per promuovere i prodotti Made in Italy, la loro storia, il territorio e scongiurare il pericolo di OGM e affini. Ricordando a tutti che la dieta mediterranea è, prima di tutto, cultura.

di Gianluca Biscalchin

13 September 2010 ~ 0 Commenti

 

Peperoncino a Diamante


L’estate sta finendo. Ma non la voglia di buon cibo. Per ritrovare il calore delle cose buone e gustose, nel vero senso della parola, bisogna partire alla ricerca del fuoco degli dei: il peperoncino. E dove se non nella regione che lo venera come una fede? Parliamo ovviamente della Calabria.

La terra di Gioacchino da Fiore e Loredana Bertè è la patria del peperoncino, protagonista assoluto della cucina locale, forte e profumata. Insieme ad altre meraviglie come la cipolla di Tropea, i fagioli di Carìa, il bergamotto di Reggio, il capocollo di Calabria. E poi i sottolio, i formaggi, i dolci. Esiste anche un alimento veramente unico, la sardella, conosciuta come il caviale dei poveri. Si tratta di un impasto di peperoncino e neonate di alici.

Ma la madre di tutte le ricette calabre è la ‘nduja. Anche questa preparata con abbondante quantità di peperoncino, aggiunta ad un impasto di suino. Ogni signora ne ha una buona scorta nella madia e ogni famiglia possiede la propria ricetta. L’importante è che ci sia lui, il peperoncino. Qui le quantità sono sempre enormi e nessun calabrese che si rispetti può farne a meno. Fin dai tempi antichi.

Il peperoncino fu portato in Europa dal solito Colombo, insieme a pomodori e patate. Ma all’inizio risultava troppo piccante. Ebbe invece subito un gran successo nei paesi arabi e nel mondo ottomano. Furono proprio i Saraceni a portarlo in Calabria. E da allora non ha più lasciato questa terra ricca di sapori e dissapori. Negli ultimi anni il peperoncino sta vivendo un periodo di grande successo. Anche per le sue strepitose qualità salutari. Antiossidante potente è utilissimo per i problemi vascolari, per regolare l’appetito e, secondo molti per le prestazioni sessuali e contro la caduta dei capelli. Sicuramente è grande in cucina.

Ma bisogna andare a scovarlo dove è venerato come un santo. A Diamante, la nostra meta di oggi, fino al 12 settembre si celebra il frutto rosso fuoco nel festival del peperoncino. Si tratta del più importante evento europeo dedicato al piccante, organizzato dall’Accademia Italiana del Peperoncino.

La cornice è perfetta per gustarsi questo ultimo spicchio d’Estate. Diamante indiscussa “capitale del peperoncino”, è una località di mare, a picco su una meravigliosa scogliera, di fronte all’incantevole isola di Cirella. E qui si incontreranno tutte le cucine piccanti del mondo, dalla Spagna alla Serbia, passando per Marocco, Tunisia e Turchia. Per informazione ciccate su www.peperoncino.org. Siamo in provincia di Cosenza, nella Costa dei Cedri. A pochi chilometri da Diamante si arriva a Maierà. Nel palazzo ducale ha sed l’indispensabile museo del Peperoncino. Buona fortuna per le vostre papille gustative!

09 September 2010 ~ 0 Commenti

 

Lo scalogno di Romagna IGP

Se siete al mare, sulla costa romagnola, tra Rimini e i Lidi di Ravenna, non perdetevi una gita nell’entroterra. La Romagna è una regione di sorprese. E per i golosi una miniera di gusti e sapori. Tra le tante possibilità, RMC DOC vi consiglia oggi un itinerario inedito alla scoperta di un ingrediente umile, ma sorprendente: lo scalogno di Romagna IGP. Si tratta di un’eccellenza delle terre intorno Faenza, la patria delle ceramiche.

È un bulbo che si usa in cucina, con un sapore a metà tra la cipolla e l’aglio. Ma più delicato. Lo scalogno è una liliacea, cugino di primo grado di asparagi, porri, erba cipollina e appunto aglio e cipolla. E di secondo grado con gigli tulipani e mughetti. Ha una nota piccante che esalta i piatti di questo spicchio di Romagna. Si usa da sempre nella cucina locale, ed è la base dei sontuosi ragù della tradizione. Ma in questo periodo si possono mangiare anche le foglie, verdi e tenere, ottime nell’insalata. Si usa come contorno, nelle frittate, nelle salse.

È una presenza discreta, ma fondamentale. Non si mette sotto i riflettori, ma conferisce ai piatti una struttura unica, che li rende brillanti, vivi, pungenti. Per poterlo gustare in tutte le sue mille trasformazioni, anche da solo nella versione sottaceto o sottolio, bisogna raggiungere la sua patria, Riolo Terme. Il bel borgo medioevale stretto intorno alla sua torre trecentesca, celebra lo scalogno in una festa che va dal 15 al 18 luglio. Riolo è un ottimo punto di partenza per scoprire le meraviglie gastronomiche e artistiche delle Terre di Faenza.

di Gianluca Biscalchin

12 July 2010 ~ 0 Commenti

 

Basilico di Prà: il signore degli aromi

Ci siamo, inizia l’estate. Se il tempo ce lo consentirà partiremo per il mare o per la campagna. E respireremo tutti i profumi di questa stagione che rimette in moto la voglia di evasione. Con tutti i cinque sensi. Per questo non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione gastronomica che ci offre questo periodo: le erbe aromatiche. Il re di queste piante dagli odori straordinari è certo il basilico.

Ne esistono di tanti tipi e viene coltivato in molti paesi. Come il basilico rosso, nato in Oriente e ricco di virtù medicinali. Ma in Italia si trova una qualità che non ha uguali: il basilico genovese D.O.P.. Profumatissimo, unico, è presente in tutta la Liguria, ma la sua patria è Prà, un quartiere di Genova dove viene coltivato da secoli. Ha le foglie medio-piccole, di forma ovale e convessa, e un colore verde tenue. Il profumo è magico, delicato e senza quella nota di menta che ha il basilico comune.

È noto in tutto il mondo perché è l’ingrediente principale del pesto alla genovese. E chi lo ha assaggiato sul posto non ha dubbi: il pesto va preparato e mangiato a casa sua. Anche se si trasportano le piantine in un’altra città, non c’è niente da fare: il gusto non sarà mai lo stesso. Quindi, per gustare questa deliziosa piantina bisogna fare in viaggio a Genova. A Prà, nella villa Doria Podestà, ha sede il Parco del basilico.

Qui si possono vistare le aziende agrituristiche del parco e assaggiare il vero pesto. E scoprire tutti i segreti del signore delle erbe. Se invece volete vivere una festa speciale, dovete partecipare alla Sagra del Pesto il 25 e 26 giugno a Savignone, sempre a Genova. Le ricette a base della sublime salsa verde comprendono anche piatti senza glutine per i celiaci. L’occasione è ottima per riscoprire Genova, con il suo mare, i suoi vicoli e i ristoranti tipici. Dove mangiare il miglior pesto dell’universo.

di Gianluca Biscalchin

21 June 2010 ~ 1 Commento

 

Ciliegie unite d’Italia

Oggi parliamo di due cuori gustosi e rossi che sono il simbolo della bella stagione: le ciliegie. Vanno sempre in coppia. E uniscono sotto il segno della bontà Veneto e Sicilia. Nel nostro viaggio incontreremo infatti due diverse qualità, famose per le caratteristiche che le rendono uniche e i territori che ce le regalano: la ciliegia di Marostica e quella dell’Etna.

La prima abita in Veneto in quella terra fertile tra le colline della provincia di Vicenza. La tarda primavera, dopo la fioritura ricca e festosa dei ciliegi, è la stagione della raccolta. Da fine maggio a metà giugno esplode la febbre da ciliegia, o della siaresa, come si chiama da queste parti. Qui si coltiva la varietà marostegana, IGP, fin dal Quattrocento, un frutto succoso, dal gusto pieno, dolce e gradevole.

La buccia è di colore rosso fuoco o rosso scuro a seconda della varietà del prodotto e ha una polpa soda, poco aderente al nocciolo, di colore variabile dal rosa al rosso scuro. L’epicentro gustoso di questa meraviglia è Marostica, borgo medioevale famoso per gli scacchi viventi. Nella piazza del Castello si gioca la partita più stravagante del mondo, con re, regina, cavalli e torri, impersonati da esseri umani.

Dopo aver fatto scorta di frutti da mangiare freschi o da trasformare in marmellate e composte, preparatevi ad attraversare l’Italia e volare in Sicilia. Qui proponiamo un secondo percorso alla scoperta della ciliegia dell’Etna DOP. Questo straordinario frutto arriva nei mercati con tutto il suo profumo e il suo sapore proprio in questo periodo. Nasce da un fortunato mix di sole siciliano, terreno lavico e la faticosa arte del coltivare in zone difficili. Il risultato è questa ciliegia straordinaria che racchiude in sé mare e montagna, la lava e i profumi dei fiori siciliani.

Per gustarla in loco si parte da Giarre e Riposto, in riva al mare e si sale lentamente fino ai comuni ai piedi del vulcano, Linguaglossa, Sant’Alfio, Zafferana Etnea, Milo, Trecastagni. Le varietà che rendono celebre questa ciliegia da sogno sono la Mastrantoni, la Napoleone e la Maiolica e cambiano a seconda dell’altitudine, dal mare alle pendici dell’Etna.

08 June 2010 ~ 0 Commenti