Australia 9

Sidney, ven 9 sett
Ah, la magia di Sidney! Mi sento come un proprietario terriero dell’Outback che arriva in città. E ne ho anche il look con il mio cappello e i vestiti del colore che usano i sheepsmen. Sembro uno che ha lasciato una sheep station con 10.000 capi ed è venuto a Sidney per affari.

Alla reception mi si avvicina un tipo elegante che in italiano mi chiede: “Sei Maurizio?” ma dai! E’ Maurizio Chiesura, dj e producer, che è in giro per l’Australia per un business plan.

Ci vedremo nel pomeriggio perchè in mattinata ho un impegno con i ragazzi del programma Friends of Australia. James Sun e Nicole Tiedgen mi portano a pranzo al Sakè, ristorante di influenza giapponese ma miscelato con il trend del momento australiano. E’ quella che chiamano Mod Oz cuisine, cucina Modern Australian. Il manager del ristorante è il ventinovenne François, che ha lavorato da Alain Ducasse.

All’uscita Kavea (a sinistra), che si occupa del booking al Sakè, mi restituisce giacca e cappello. E’ un’amica di lunga data di Nicole, hanno lavorato insieme per il governo australiano.

In giro per downtown mi prendo un caffè prima da Rob’s e a servirmelo è Lucie, francese di 25 anni che è qui con il visa di un anno per studenti-lavoratori. Ha girato tutta l’Australia per imparare bene l’inglese, ha studiato alla scuola di Turismo a Parigi e lavora a Sidney da un mese e mezzo.

E poi in Pit street 37 a Les Quays, dove il caffè me lo fa un nepalese, e a servirmelo è una francese di Parigi, in Australia da 3 anni con il suo ragazzo, e c’è anche una brasiliana di Florianopolis.

Mi ritrovo con Maurizio Chiesura e facciamo un giro per la parte turistica di Sidney. Ci conosciamo da 25 anni, anche lui ha collaborato con Full Time records. Camminando per the Rocks, la parte antica di Sidney vicina al ponte sulla baia, ci raccontiamo i pezzi mancanti della nostra vita.

James e Nicole mi avevano consigliato per il venerdì sera Paddington, un sobborgo dove all’incrocio di 5 strade sorge dal 1988 l’Hotel Royal. Al primo piano guardano la partita del mondiale di rugby Isole Tonga – Nuova Zelanda. Ovviamente stravincono gli All Blacks. Al secondo piano ceniamo con un filetto di black angus semplicemente perfetto. Al terzo si beve e si chiacchiera. Mentre io e Maurizio ordiniamo da bere una ragazza chiede: “Ma siete italiani?” Si chiama Amanda (a destra), ha studiato 2 anni a Genova e parla un ottimo italiano. Ci presenta tutti lì intorno, stanno festeggiando una ragazza che parte per Londra a fare un master in psicologia. La tipa insieme a lei è di origine venete, fa Marcon di cognome.

Con Maurizio Chiesura si ritorna verso il centro e verso il Grace Hotel. E’ venerdì sera, le strade sono affollate di fumatori all’esterno dei locali. Il migliore ci sembra quello in York street di fronte al Grace Hotel, si chiama CBD Hotel. Mentre il Grace risale agli anni 30 ed è un albergo di 11 piani in stile decò pieno di fascino, il CBD è ormai solo un ristorante e bar. Il bancone fa il giro del locale, quattro colonne in ghisa sorreggono un soffitto altissimo. E il DJ Sean seleziona una colonna sonora molto funky., da Papa was a rolling stones, a Last night a DJ saved my life.

Bevo un Pinot Noir ottimo, Devil’s Corner della Tamar Valley, in Tasmania. E all’angolo del bancone ci sono tre ragazze brasiliane: Elaine, Silvia e Giulia. Giulia parla un po’ di italiano, Elaine un po’ di francese. Studiano e lavorano negli eventi a Sidney. Vengono da Sao Paulo e sono a Sidney da un paio di anni.
Mi dicono che a Sidney si vive bene, le strade sono sicure e una ragazza può ritornare a casa la sera senza problemi, basta che non sia troppo tardi. In effetti al CBD qualcosa è cambiato: sono quasi le 23 e molte ragazze se ne sono andate. Il tasso alcoolico si è alzato, qualche ragazzo barcolla, e non a ritmo con la musica. Il locale rimarrà aperto fino alle due ma le ragazze brasiliane decidono che è il momento di andare. E ce ne andiamo anche noi. E’ stato un bel venerdì sera in Sidney. In poche ore abbiamo conosciuto una dozzina di persone, parlato e scambiato opinioni e storie di vita. E’ il lato migliore di una città viva e conviviale, multietnica e cordiale come Sidney.
Australia 8

Kent Rossiter mi accompagna in fuoristrada nei Flinders Ranges, una catena di colline 450 km a nord di Adelaide. Risalgono a 600 milioni di anni fa, erano sommerse dal mare come dimostrano i fossili di specie marine primordiali che si trovano con facilità. Le alture sono state intitolate all’esploratore e cartografo inglese Matthew Flinders.

Nei Flinders Ranges vivono canguri e wallabies in quantità. Sono animali ai quali basta poca acqua per vivere e una quantità limitata di vegetali. Le piogge abbondanti della scorsa stagione hanno fatto crescere molto cibo e quindi ci sono parecchi cuccioli in giro. Le cangure fanno in fretta a sfornarli: quando hanno ancora il piccolo nel marsupio sono già in gestazione del prossimo cucciolo.

Sono animali notturni, passano le giornate a dormire all’ombra ed escono a pascolare la notte. Per questo il rischio di trovarseli in mezzo alla strada dopo l’imbrunire è molto alto.

I canguri dividono i pascoli con le pecore merinos che danno una ottima lana. Un tempo c’erano molte stations, così le chiamano: allevamenti ovini con migliaia di capi sparsi in un territorio immenso. I primi insediamenti di allevatori in questa zona risalgono agli anni 50 dell’800.

Tony, il proprietario del Rawnsley Park Station dove dormo stanotte, possiede 3.000 pecore e ci vogliono 5 giorni per tosarle tutte. Il lavoro viene svolto da abili tosatori a contratto che ti ripuliscono una pecora ogni 3 minuti. Ma deve essere bella asciutta. Tony ne ingaggia 4, vengono pagati 2,50 dollari a capo e ne tosano 150 – 200 al giorno. La lana viene pressata in enormi balle da 190 kg, grosse un metro cubo circa, e viene venduta a 8 dollari al kg.

Nelle gole tra le colline di roccia non vivono solo i canguri: nelle pozze d’acqua che si prosciugheranno man man che salità la temperatura, si nutrono uccelli come questo ibis che ha sulla gola una serie parallela di puntini. Molto elegante nei movimenti, la sua immagine riflessa lo rende irreale, specie in un ambiente così arido come nei Ranges.

Per il lunch Kent mi porta a Parachilna, un minuscolo paese di 6 abitanti. Ci passava il Ghan, il mitico treno che attraversa il continente. Adesso ha cambiato tracciato, ma rimane una sgangherata stazione ed un confortevole albergo della prateria, il Prairie Hotel. Molto carino ed accogliente con delle belle suite interrate di un metro per essere più fresche. Ken mi racconta di essere stato nel letto di Kate Winslet prima che lei diventasse famosa con il Titanic. Cioè ha dormito nella suite 12, quella in cui stava la Winslett quando girava insieme a Harvey Keitel il film “Holy smoke” più di una dozzina di anni fa.

Al Prairie Hotel si mangia quello che il territorio esprime e così nel piatto mi ritrovo emù, kangaroo e capra selvatica, adeguatamente segnalati da roadsign all’australiana per capire che cosa hai nel piatto. E sopra ci bevo una Fargher, come consigliato dalla Lonely Planet.

Poi mi presentano la proprietaria, Jane, che di cognome fa Fargher. Sono loro a far produrre a Mildura questa pale ale niente male. E fanno anche il gelato artigianale all’italiana Flinders Range. Lei e il marito Ross sono amici di Stefano, lo chef italiano famoso in tutta l’Australia che ho conosciuto e intervistato a Mildura nel 2003. Dice che a volte partono e si fanno un giorno di viaggio per andare a cenare da Stefano. Pernottano, fanno colazione con un caffelatte e tornano indietro. Jane infatti sta sorseggiando un caffelatte quando la fotografo.

Ma non è l’unica attività di famiglia: quello con la t-shirt blu elettrico al bancone è Eddie, il figlio di Jane, che si occupa di FargherAIR. Davanti all’hotel c’è una airstrip, un campo di volo. Edy mi dice che è andato a lavorare nelle miniere al nord per mettere da parte i soldi per pagarsi il brevetto di volo. E adesso porta i turisti a visitare i Flinders Ranges dall’alto oppure fino al Lake Eyre. Intravvedo due aerei e gli domando: qual è il tuo? E mi risponde “tutt’e due, ma quello di destra lo uso per i voli turistici”. Come da noi si chiede ad un ragazzo: quale delle due è la tua moto?

La cameriera deve essere la ragazza di Eddie ed è di origine italiana, ma non osa spiccicare parola in italiano. Viene da Adelaide, suo padre era di Napoli, e dice che nella grande comunità di italiani c’è qualcuno con il mio cognome. Dice che dovrei controllare sull’elenco telefonico. Intanto alle sue spalle vedo che nel frigo hanno la stella rossa dell’acqua minerale italiana. Incredibile trovare così tanta Italia in un posto così sperduto come Parachilna! Mi sento come al Bagdad cafè di Paris, Texas. E mi piace.

Per il tramonto Tony ci porta in cima alla collina nella sua proprietà per un aperitivo. La strada aperta tra gli alberi è ripidissima, si va su in prima con la ridotta. Ma il panorama è spettacolare e i canapè pure. Le bollicine mettono allegria aspettando che i Flinders si colorino di rosso con gli ultimi raggi di sole.

Cena con Tony e la moglie Julie al Woolshed che è pienissimo. Si mangia bene ma è anche l’unico ristorante nel raggio di 50 km per chi sta al Rawnsley Park Station. Prendo il Tommy Ruff, incuriosito dal nome. E’ un’aringa farcita del golfo di Adelaide. Appoggio il mio cappello sulla lavagna del menù. Wherevere I lay my hat, that’s my home.
Australia 7
Rawsley Park Station, mar 6 set
Stamattina alle 9 Adelaide era radiosa. Anzi no, il cielo non prometteva niente di buono. C’era il sole alle 9, ma alle 9.10 pioveva. E poi alle 9.20 c’era di nuovo il sole. Il tempo è così in primavera sulla costa sud dell’Australia. Su un albero in mezzo ai grattacieli di Hindmarsh Square c’erano 2 coloratissimi e rumorosissimi pappagalli quando Kent è venuto a prendermi per andare alla Clare Valley.
Intorno ad Adelaide ci sono valli e colline con l’esposizione giusta e il terreno adatto alla coltivazione della vite. Nella Barossa Valley sono specializzati in Shiraz, nella Clare dove fa più freddo si dedicano soprattutto al Riesling. Sono stati i Gesuiti ad insediarsi per primi e a iniziare la coltura della vite per avere il vino per celebrare la messa. E ancora oggi il dominio Seven Hills Cellar produce per il 30% vino santo per rifornire le comunità cattoliche dell’Oceania ed estremo Oriente. Dei 75 ettari che circondano la chiesa e la sede della compagnia di Gesù, alcuni sono dedicati ai rossi. Ho assaggiato un Barbera notevole.
I paesaggi sono fatti di campi di grano a perdita d’occhio e di colza in fiore. Un verde tenero e un giallo brillante sono i colori dominanti.

Per pranzo si fa sosta in una winery della Clare Valley dove le colline si stringono. Il nome è irlandese: Skillogalee Wines. Hanno un ristorantino in una casa antica, molto provenzale come stile. Assaggio il loro The Cabernets 2007. Buono. E scelgo la zuppa del giorno che è fatta di …Celeriac. E non riesco a capire cosa sia, mi spiegano che è come il sedano ma si consuma la parte che cresce sottoterra. Come si chiama in italiano? Esiste da noi? Lo chef me ne porta una sul tavolo: una rapa più grossa di un pugno, piena di filamenti. Comunque fatta in potage è eccellente.
Devo fare 450 km oggi e arrivare prima di notte alle Flinders Rangers, una catena di colline antichissime che un tempo erano
ricoperte dal mare e che risalgono a 600 milioni
di anni fa. Attraverso una zona rurale dove ogni 50 km si attraversano villaggi di qualche centinaio di abitanti.

A Melrose c’è il North Star hotel che è stato il primo in questi territori, risale al 1854. E ha alcune camere che sono mooolto originali: sono montate su vecchi camion e meritano una foto!
Dopo Melrose si passa da Quorn e la strada passa accanto a una sfilza di hotel nei pressi di una stazione abbandonata. Un tempo questo era uno snodo ferroviario importante dove ogni giorno transitavano migliaia di persone, ecco perchè c’erano 10 hotel uno in fila all’altro!
Il paesaggio cambia lentamente. I bei campi verdi e gialli vengono sostituiti da pascoli per pecore man man che si sale verso il Nord, verso il Centro Rosso dell’Australia. Comincio a vedere in lontananza i rilievi delle Flinders Ranges.
Per cena una Floating Lamb Pie, una torta ripiena di pasticcio di agnello che galleggia su una zuppa di piselli. L’ultima esperienza di una giornata in viaggio…con Dimaggio al Woolshed Restaurant di Rawnsley Park Station.
Australia 6
Kangaroo Island, dom 4 sett
Un piccolo turboelica mi ha portato in 20 minuti di volo da Adelaide su quest’isola lunga 150 km e larga una cinquantina. Sembra di essere in Inghilterra: verdi collinette dove pascolano Angus neri e pecore bianche, ma sugli alberi ci sono strani orsacchiotti che esistono solo in questo continente.
E poi quelli che sembrano grossi topi che saltano…i canguri più piccoli stanno tra i cespugli per sfuggire alle aquile. Ne vedo roteare una immensa nel cielo…
E poi la incontro faccia a faccia, a una quindicina di metri! E’ un’Aquila Audace, il predatore più grande e pericoloso di quest’isola. Deve avere qualcosa di buono da sgranocchiare lì intorno se resta appollaiata ad altezza uomo e non accenna a volare via.
Che tenero il koala! Quando passo una prima volta sta con gli occhi chiusi a patire il caldo del primo pomeriggio. Ne vedo degli altri sugli eucalipti, sembrano dei pelouche abbandonati nell’incavo di un ramo. Aspettano il fresco per riprendere la loro lenta masticazione di foglie di eucalipto che non sono molto nutrienti. Per questo i koala sono così deboli e addormentati. Ma almeno non devono scendere per bere perchè le foglie forniscono loro anche i liquidi necessari. 
Quando ripasso in serata il koala è più vispo, mi guarda con un po’ di curiosità, sempre sullo stesso incavo. E poi la mia attenzione è attratta da un mostro preistorico, da un essere che non dovrebbe esistere, ancora più misterioso dell’ornitorinco: l’echidna. Chi ne ha mai sentito parlare? Stai pensando che mi sono inventato il nome adesso, vero? Vai su Wikipedia a cercare…un formichiere con un musetto simpatico e certi aculei da istrice, che depone le uova e poi allatta i piccoli, e che si muove come un rettile! Un mammifero dei primordi.
Lio dell’agenzia Odissey mi porta in giro per l’isola. Lui è italiano, nato ad Adelaide, tornato a Treviso con i genitori e poi ritornato in Australia. Con la moglie giapponese ha deciso di andare a vivere su Kangaroo Island, dove abitano 4.500 persone che si conoscono tutte e “che non fanno cavolate perchè lo verrebbero subito a sapere tutti”, spiega. E’ lui che prepara hamburger di squalo al barbecue. Un pranzo in una tenda in mezzo al bosco.
Lio mi porta a cercare canguri e nel sottobosco mi indica un vecchio maschio. E’ grosso e si muove trascinando le lunghissime zampe, aiutandosi con la coda per bilanciarsi. Ha l’andamento di un uomo con le gambe ingessate che usa le stampelle, perchè hanno le gambe saldate al bacino. Diventano agili quando si tratta di scappare spiccando dei balzi incredibili.
Poi si va a Seals Bay a vedere le otarie. Si distinguono dalle foche perchè hanno delle piccolissime orecchie e hanno quasi delle zampe, non solo delle pinne. Passano la giornata a dormire al sole sulla spiaggia dopo aver cacciato in mare. Si nutrono di crostacei e aragoste. Poi la sera risalgono il pendìo e vanno a dormire sotto i cespugli.
Sulla spiaggia ci sono diversi piccoli che succhiano il latte dalle madri. La zona è un parco protetto e si può camminare sulla spiaggia solo con una guida autorizzata o con i rangers. Ci si tiene distanti anche perchè un maschio adulto arriva a pesare 300 kg. Se infastidito si erge sulle pinne e può fare uno scatto per qualche metro e schiacciarti con il suo peso. Lasciamoli dormire!
E alla fine di questa bella giornata l’incontro più emozionante. Il sole sta tramontando e i canguri più piccoli e i wallabies escono dai ripari e vanno a pascolare. Vedo una madre con il cucciolo nel marsupio. Credo che non esista nulla di più esclusivamente australiano. G-day, mate! A proposito di esclusivo…
Dormo al Southern Ocean Lodge, immerso nella natura. 21 suite collegate da un lungo corridoio e una grande hall col camino e una vista mozzafiato sull’oceano. E’ uno dei posti più belli che io abbia mai visto, essenziale ed elegante. E con un giovane chef di Sidney molto creativo che si chiama Tim Bourke. Qui nel South Australia sanno godersi la vita, allevano bestiame e hanno verdure ottime e raccolti abbondanti. Sanno fare formaggi eccellenti e hanno delle zone perfette per i vini come la Barossa Valley e Clare Valley. Fanno vini pregevoli anche qui su Kangaroo Island.

E poi allevano astici di acqua dolce, i marron, e api liguri, importate dall’Italia nell’800 per fare miele di eucalipto. Come dico sempre io: gente che mangia bene e beve bene non può essere cattiva…
Australia 5
Kings Canyon, NT “Oggi è il primo giorno di primavera!” commenta garrula la ragazza della Herz mentre scrivo ad alta voce la data sul modulo. E’ vero, per l’Australia comincia the Springtime. La mia auto di oggi ha una targa che non si dimentica: OHX 888.E’ una Ford R6 color candy, quel rosso ciliegia che fa tanto caramella e che la Harley Davidson ha chiamato appunto candy.
I primi metri li faccio tranquillo, i primi km più spigliato. Dopo i 20 già faccio rombare il motore e soprattutto applico il saluto alla Northern Territory: alzi una mano dal volante incrociando le auto in senso opposto. Tutti salutano, basta un cenno, un’alzata di dito. E ti senti parte di una comunità, di un gruppo, del Genere Umano. Ci sono poche auto e si può fare qui, non certo nel traffico di una strada di milano. Ma è bello salutare ed essere ricambiati. Mi piace e lo faccio sistematicamente. Dopo circa 20 saluti e duecento km dopo, l’adrenalina da avventura comincia a venire meno. La strada è sempre uguale e la faccenda si sta facendo noiosa.
A ravvivare l’atmosfera c’è un grosso incendio che sprigiona nuvole di fumo tali da oscurare il sole. Corre ai due lati della strada, ma a bruciare è solo l’erba secca cresciuta a dismisura dopo un’annata di piogge abbondanti. I fuochi sono controllati, ma non vedo nessuno intorno. Mi fermo a distanza di sicurezza per osservare dove il fuoco è passato. Gli alberi sono intatti e anche i cespugli di acacia in fiore. Sono bruciati gli alberi e i cespugli secchi. Si sentono sfrigolii vari e schioppi, qui è là si alza un filo di fumo.
Proseguo annoiandomi un po’. Non c’è segnale FM e neanche niente in AM. L’assenza di radio ti dà l’esatta misura di quanto sei isolato. Mi riprometto di comprare un CD alla prossima stazione di rifornimento, anche un CD di pallosissimo dijeridoo ripetitivo: non avevo mai valutato così appieno che meravigliosa compagnia sia la radio mentre si viaggia.
Ma alla fine arrivo al Kings Canyon Wilderness Lodge. Mi devo aprire il cancello e richiuderlo alle spalle. E dopo un paio di km di sterrato mi accoglie Karen. La mia è una tenda con il pavimento in legno. E’ di design, senza armadi ma con un letto grande e comodo. Un paio di poltroncine in midollino, aria condizionata. E un bagno bellissimo e ben illuminato con doccia col padellone e una lampada riscaldante.
Il lodge è costituito da una decina di tende e ciascuna è intitolata ad un personaggio del turismo australiano. Il lodge tenta di essere a minor impatto ambientale possibile: ha una mezza dozzina di grandi pannelli solari he coprono per il 60% il fabbisogno elettrico. Ma per far girare l’aria condizionata ci vuole un generatore diesel.
Al Kings Canyon mi accompagna Rowan, che come molte donne del bush australiano ha un viso interessante, gli occhi chiari e un corpo da uomo. Rowan mi ha portato con il 4WD fino ad un punto panoramico per rendermi conto della proprietà: 1.800 km quadrati, che appartengono ad una famiglia aborigena. Esportano cammelli. Qui i cammelli nascono e prolificano, solo loro potrebbero vivere in un ambiente così estremo. Hanno calcolato che nella zona di Kings Creek sono almeno 10.000. E in tutta l’Australia sono oltre un milione e mezzo e sono diventati un grosso problema per il governo. Si dovrebbero catturare e vendere sui mercati dove la carne di cammello è richiesta, in Africa e Medio Oriente. Ma non è così semplice…
Il Kings Canyon è una gola profonda un’ottantina di metri dove confluiscono tutti i torrenti effimeri creati dalle piogge nel deserto. Un laghetto stretto tra alte pareti di roccia rossa è il centro dell’escursione. Attorno nella fessura crescono palme e alberi di eucalipto. La palma che cresce qui è come quella che ho a casa, punge e non è endemica. Ci sono piante maschio e piante femmina e c’è un insetto che vive all’interno della pianta maschio. Quando arriva la stagione dell’impollinatura, l’insetto si carica bene di polline e va intorno a visitare le parti più intime delle piante femmina.
Rowan mi accompagna con una nuova Toyota Land Cruiser. Breakfast alle 6 e via alle 6.30. Il sole sorge alle 7 quando arriviamo a destinazione. Ci sono già degli autobus e dei pulmini. La prima parte dell’ascesa è dura: una scalinata molto ben realizzata nella roccia, quasi non ti accorgi che c’è la mano dell’uomo. A dire il vero la composizione delle pareti è tale che sembra tutta una gradinata. Rowan è mezza scozzese da parte di padre e tedesca da parte di madre. Non è mai stata in Europa, lei faceva la guida nel Kimberly. E quando le hanno proposto di venire al Kings Canyon perchè c’era un posto libero ha subito accettato. Uno spirito nomade, I’m a gipsy, dice di sé.
L’aria è frizzante salendo ma una volta su il sole è sufficientemente alto da cominciare a scaldare per benino. La camminata è per tutti. Davanti a noi la guida del gruppo è una ragazza con i capelli da rasta che ha fatto il pieno di acqua alla fontanella all’ingresso del parco. Ecco la differenza con noi turisti: l’acqua è a disposizione, anche al bar del Wilderness Lodge. E’ buona e fresca, ma non ci fidiamo e preferiamo comprare bottiglie sigillate a prezzi pazzeschi, quando basterebbe usare la bottiglia come borraccia e rifare il pieno.
Ritorno a Uluru, ancora un barbie stasera e domani via per Adelaide, South Australia.
Australia 4
Uluru, mer 31 ago.
All’alba nel deserto l’aria è frizzante, gelata e profumata. La rugiada esalta i profumi dei fiori che sembrano biancospini ed emanano un odore dolcissimo. Il sole monta veloce all’orizzonte e le condizioni di luminosità cambiano di minuto in minuto.
Il cammelliere in rosso che vedi nella foto sembra a suo agio sul dorso di Spinifex, un nome che è tutto un programma…
Fai il bravo Spinifex! E infatti per nulla intimidito dalla minaccia il cammello si è messo in ginocchio senza aver ricevuto l’ordine. L’unico di tutto il gruppo!
Ester la cammelliera si gira sulla sella mentre la carovana avanza e racconta di come un cammello possa bere 100 litri di acqua. Con un colpo di lingua, in uno SLURP, ne ingurgita un litro. L’acqua viene metabolizzata e nella gobba l’animale stiva del grasso che diventa acqua facilmente per idratare i tessuti.
Nel pomeriggio sono entrato nel Parco Uluru Kata Tjuta. Dal Cultural Center della gente Anangu ho fatto qualche km seguendo il Liru Walk. 
Uluru in effetti è una roccia lunga 3 km e mezzo e alta 350 metri. A vederla da sotto è impressionante, sembra una balena rossa, con il dorso striato dalle venature create dall’erosione. Ha piovuto abbondantemente quest’anno e mi hanno raccontato di quando finito di piovere si formino delle cascate sui fianchi del monolite. Uno spettacolo unico. Ma Uluru è da solo uno spettacolo, non è difficile capire che sia la madre di tutte le leggende aborigene. 
Ci sono molti fiori in questo momento, tutti quelli con cui parlo qui mi dicono che sono molto fortunato a visitare adesso il parco. Mi godo lo spettacolo della roccia che è stata Ayers Rock ed è ritornata ad essere Uluru.
Al ritorno in hotel mi rendo conto che ho sulle scarpe la sabbia rossa di Uluru. Che faccio le sbatto? O tengo la sabbia attaccata? Sembra un dilemma del cavolo, ma ci credi che ho cambiato scarpe per cena? Ho rimandato il dilemma a domani. E mi sono goduto una cena da vero australiano! Il Barbie! Al Pioneer BBQ si compra la carne cruda al bar e ti mettono a disposizione i grill per fartela cuocere. Io ho scelto l’Aussi Combo: uno spiedino di Kanguroo, uno di coccodrillo, un salsiccia di emu e due di vitello. Il grill era perfetto, ma la cottura del cocco mi ha dato dei problemi: quella carne bianca e tenace non cuoceva mai! Allora l’ho tagliata a fettine. Una volta cotta era saporita e abbastanza tenera.
Mi sono bevuto un paio di VB e poi sono ritornato qui nella hall al Desert Garden. Ci sono altre 4 italiani che telefonano con internet approfittando del Wi-fi…Domani mi danno un’auto e andrò al Kings Canyon. Buonanotte dal Centro Rosso. 
Australia 3
Uluru, mar 30 ago
Sveglia all’alba e transfert da Alice Springs a Uluru. 450 km in auto con Chris, svizzero trapiantato per amore da 15 anni in Australia. Fa la guida in inglese e in tedesco per On Tour NT.Viaggiare sulla Stuart Highway ha dell’incredibile per un europeo. Traffico pari a zero, ogni tanto un road train carico di bestiame.
Sono dei TIR con 3 rimorchi, lunghi più di 50 metri, sono immensi e non si fermano. Per superarli bisogna avere almeno un km di strada libera davanti. Travolgono tutto, compresi i poveri canguri che di notte attraversano la strada. Ne vedo parecchi al lato della strada.
Viaggiare nelll’outback australiano è come viaggiare nel Nulla. Un nulla affascinante per chi è abituato al troppo pieno: troppa gente, troppe auto, troppo cemento. E’ bello assaporare l’Assenza, il panorama primigenio di quando la Terra non conosceva l’Uomo. Ho fatto questo scatto pensando alla copertina di un album che amo, Running on empty di Jackson Browne. Arrivo a Uluru. Dal balcone della mia camera al Desert Gardens Hotel ho una vista magnifica sul monolite.
Il sole è ancora alto quando prendo l’autobus per andare al Sound of Silence. E’ una cena nel deserto. Aperitivo con vista Uluru al tramonto. Il sole calante colora la roccia di una calda luce arancione. Poi sparisce in una frazione di secondo. Una serata sotto stelle aliene, con il suono del dijeridoo dal vivo e un’astronoma, Emma, che racconta il cielo e illustra le costellazioni. Ora posto per voi che avete la pazienza di leggermi e vado a dormire…domani ho da prendere un cammello all’alba!





...spunti, idee, consigli pratici ed idee utili per scegliere la destinazione giusta e viverla alla grande. Un blog di servizio che si appoggia anche all\'esperienza degli ascoltatori. Una sorta di circolo dei Viaggiatori che possa fornire informazioni particolari che non si trovano sulle guide turistiche. 