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Marco Pantani

di Vanni Zagnoli (da l’Unità)
La morte di Marco Pantani ha un responsabile in meno. Fabio Carlino, 30 anni, già manager di discoteche, in Romagna, è stato assolto dall’accusa di spaccio di droga in concorso e morte come conseguenza di altro reato: nei primi due gradi di giudizio era stato condannato a quattro anni e mezzo, 19mila euro di multa e 300mila di risarcimento per la famiglia del Pirata.
Oggi il campione di ciclismo avrebbe 41 anni, venne trovato la sera di San Valentino del 2004, in un residence di Rimini, dove alloggiava da alcuni giorni. Accanto aveva un mix di cocaina purissima e psicofarmaci. La tragedia commosse l’Italia, quell’omino senza capelli nel ’98 aveva vinto Giro d’Italia e Tour de France, l’anno dopo venne fermato per doping mentre si accingeva al bis in rosa, una squalifica che lo portò alla depressione. Per la sua scomparso restano due condanne, ai pusher napoletani che avevano scelto il patteggiamento: Fabio Miradossa ebbe 4 anni e 10 mesi, Ciro Veneruso un anno di meno.
Carlino è libero perchè “il fatto non costituisce reato”, magari tornerà a selezionare ragazze immagine.
“Per me – fa sapere – è la fine di un incubo. Però è una vergogna civile che mi continuino a chiamare spacciatore: la Cassazione ha decretato la mia estraneità”.
Il sostituto procuratore generale, Oscar Cedrangolo, aveva osteggiato le sentenze precedenti: “La spettacolarizzazione dei media aveva indotto i giudici ad attribuire agli indagati una responsabilità eccessiva. A carico di Carlino mancano le prove, non aveva comunicato ai due complici il domicilio di Pantani, neanche sapeva che il campione fosse stato salvato per pochissimo da un’altra overdose”.
Un mese e mezzo prima, a Santo Stefano, fu un barman peruviano, Alfonso Queva, a cedergli una dose di cocaina, pagò quello spaccio con un anno e 11 mesi. La difesa di Carlino ha voluto procedere nella battaglia legale, considerando i primi pronunciamenti frutto dell’emotività nazionale. “Di cui i giudici sono preda spesso – sottolinea il legale bolognese Alessandro Gamberini -, mentre questo verdetto è davvero equilibrato”.
Non per i genitori di Pantani. Papà Ferdinando, detto Paolo, ripensa al figlio per cercare la forza di continuare a vivere. “Da lassù ci sostiene. E’ stato distrutto, adesso vogliono abbattere pure noi. Rimane qualcosa di poco chiaro, non riusciamo a ottenere giustizia, eppure tutti sanno di chi sia la responsabilità per la morte di nostro figlio. In Italia tante cose non vanno, a partire da questo caso”.
La moglie Tonina Belletti ipotizza una congiura. “Questa sentenza è una vergogna – accusa -, ancora una volta è stata fatta ingiustizia. Incredibile che si rovinino persone, senza poi pagare. Resta una grande tristezza”. In serata un altro affondo: “Prima di morire, vorrei sapere chi ha ucciso Marco, cos’è successo in quella camera. Non chiedo vendetta, solo giustizia: farò di tutto per riaprire il processo, da due anni lavoro con un legale, spendendo un capitale. Mi hanno ucciso un figlio, non un cane. Voglio la verità, l’hanno braccato per 4 anni. Marco non interessa più a nessuno, solo per il conto in banca”.
Amareggiati anche i vecchi amici, capeggiati da Vittorio Savini, già presidente del club Magico Pantani, ora assessore allo sport di Cesenatico: “Se nessuno gli avesse ceduto quelle sostanze, Marco sarebbe vivo”. Lo è ancora nel cuore degli sportivi di tutto il mondo.

14 novembre 2011 ~ 0 Comments

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